Archivio · Streaming · Chat federata · Bot
XFS Bot è un archivio che si installa a casa tua — su un vecchio portatile, su un server da quattro soldi, su quello che hai — e che sa parlare con gli archivi degli altri.
Scarica, mette in ordine, riproduce, condivide. E quando ti va, si affaccia sui domini vicini: si guardano gli scaffali, si chiacchiera nelle stanze, ci si passa quello che manca.
Invece di affidare i propri dati a un unico server centrale, più persone — ognuna con il proprio account Telegram e la propria app — formano una rete decentralizzata, dove è possibile trovare e condividere contenuti passando da un nodo all'altro in totale autonomia.
Nessuna sede, nessun padrone del traffico, nessun interruttore unico: ogni nodo è a casa di qualcuno, e la rete è solo il modo in cui queste case hanno deciso di rispondersi.
Un file solo per ogni sistema, e dentro c'è già tutto: niente librerie da cercare, niente comandi misteriosi, niente pagine di documentazione da leggere prima. Si avvia, si risponde a quattro domande, si finisce.
.run.runL'installatore di Windows si appoggia a qualche programma esterno (ffmpeg per i video, aria2c per i torrent, rclone per le cartelle di rete…) e a un po' di script di servizio. Insieme pesano più dell'installatore stesso, e chi li ha già non ha motivo di riscaricarli: per questo viaggiano separati.
Non devi fare niente. Se non li trova accanto a sé, l'installatore se li
scarica da solo mentre lavora. Sono qui sotto per i casi in cui serve averli a mano:
una macchina senza rete, una chiavetta da preparare, un'installazione da rifare più
volte. In quel caso mettili nella stessa cartella di
XFSBot_Installer.exe prima di lanciarlo: usa quelli e non tocca la rete.
Su Linux non serve niente di tutto questo: il .run
contiene già programmi, script e cataloghi. Se un giorno vorrai solo aggiornare i
cataloghi, la procedura è spiegata nella
guida per Ubuntu e Arch.
Windows : certutil -hashfile XFSBot_Installer.exe SHA256 Linux : sha256sum xfsbot-installer-arch.run
Su Linux il pacchetto sa controllarsi da solo:
./xfsbot-installer-ubuntu.run --controlla —
tutti i passaggi sono spiegati nella
guida all'installazione su Ubuntu e Arch.
Non sono quattro programmi messi in fila: sono quattro modi di stare nello stesso posto. Quello che scarichi lo guardi subito, quello che guardi lo puoi passare a qualcuno, e mentre lo fai ne parli nella stanza accanto.
Cartelle vere, non un elenco piatto. Rinomina intelligente, copertine e schede prese in automatico per film, serie, musica, libri e fumetti, e una ricerca che trova davvero.
Ci arriva roba da ogni parte: link diretti, torrent, magnet, ed2k, decine di siti di hosting, YouTube. Mette in coda, riprende da dove si era fermato e ti avvisa quando ha finito. I file grossi li spezza e li ricompone da solo.
Lettore integrato con sottotitoli, capitoli e segnalibri. Se il formato non va sul tuo apparecchio lo converte mentre lo stai guardando, e se ci va già bene non lo tocca: così la vecchia televisione in salotto e il telefono sul treno vedono lo stesso file.
Da fuori si condivide come vuoi: collegamenti a scadenza, cartelle pubbliche, WebDAV per montarle come un disco, riquadri da incollare dentro il tuo sito.
Stanze e canali con l'aria di una volta — comandi che si scrivono, argomento in cima, chi c'è nella colonna, moderazione, messaggi privati — ma attraversano i domini: una stanza aperta qui la si legge e ci si scrive anche da un dominio dall'altra parte d'Italia.
Ogni stanza può avere il suo copione: benvenuto, regole, cartelli, risposte automatiche, colori, perfino comandi tutti suoi. Ci sono sondaggi e votazioni, e l'elenco si piega in cartelle quando le stanze diventano tante.
Lo stesso programma è anche un bot: gli mandi un link e lui scarica, ti manda i file, ti avvisa quando ha finito. Il pannello resta a casa tua e tu comandi da fuori, dal telefono, senza aprire porte né ricordarti indirizzi.
E se preferisci il pannello, si installa sul telefono come un'applicazione: stessa roba, dita al posto del mouse.
Vedi gli scaffali dei domini che segui, chiedi quello che ti manca, lasci un giudizio, tieni una rubrica delle persone di cui ti fidi.
Tutto quello che fa il pannello lo puoi far fare a un tuo programma: le stesse chiamate, documentate, con i riquadri da incollare in un sito.
Stanze, copioni, cartelle e ordine si esportano in un file e si rimettono altrove. I messaggi no: quelli sono di chi li ha scritti.
Una ricerca sola che guarda in casa, sui domini amici, nei torrent, su eMule e sui siti che hai configurato.
Un sistema di segnalazioni interno, con notifiche, per le cose che devono restare scritte e non perdersi in chat.
Ti avvisa quando esce una versione, ti dice riga per riga cosa cambia, e aggiorna quando glielo dici tu.
Un'installazione da sola funziona benissimo. Ma la parte bella comincia quando due si accorgono l'una dell'altra.
Ogni installazione di XFS Bot è un dominio: un posto con un nome, delle persone, uno scaffale e delle stanze. Sta in piedi da solo e non ha bisogno di nessun altro per funzionare.
Quando due domini decidono di guardarsi, succede una cosa semplice: si vedono gli scaffali, si chiede quello che manca, si entra nelle stanze dell'altro come si entra in un bar del paese accanto. Niente si sposta da dove sta: i file restano dove sono sempre stati, si scambia il modo di raggiungerli.
Non c'è una sede centrale, e non serve. Quello che tiene insieme la cosa non è un'infrastruttura ma un'abitudine: rispondere, spiegarsi, e lasciare che si veda come si decide.
Ogni dominio decide con i suoi utenti e le sue regole: cosa tiene, cosa mostra, chi entra. Non esiste un pannello centrale da cui qualcuno guarda tutti.
È un fatto tecnico prima che una scelta: quel codice non c'è. E invece di trattarlo come un limite, ci abbiamo costruito sopra.
Quello che unisce i domini è un'intesa, non un contratto: un accordo fra pari che si prende e si lascia, e che si riduce a una promessa breve — rispondo, mi spiego, e si vede come decido.
Chi ha acceso la rete conta come tutti gli altri: propone, e può restare in minoranza.
È l'unica moneta che gira qui dentro, e l'unica cosa che si guadagna e si perde davvero: si costruisce rispondendo, tenendo aperto l'albo, accettando di essere guardati.
Non ci sono multe né sospensioni. Al massimo i vicini smettono di dare per buono quello che arriva da te — il che, in una rete, è già tutto.
Non è burocrazia.
È il modo in cui delle persone che non si conoscono decidono di darsi una mano.
Ogni dominio di questo ecosistema, oltre a essere un archivio e un pannello, è anche un servizio a cui altri programmi possono parlare. Il Portico è la porta d'ingresso per chi vuole farlo: spiegata in italiano, con i comandi veri e un tasto per provarli.
/api/v1/fed/info e non trovi grafica, colori e menu: trovi un pacchetto
ordinato con scritto come si chiama il dominio, che versione ha, quanti file condivide.
Quel pacchetto un programma lo capisce al volo. È la differenza fra
far leggere una cosa a una persona e
passarla a una macchina.
Tutto qui. Non c'è nient'altro da capire: il resto sono dettagli.
# la carta d'identità di questo dominio curl -s https://filestorexfs.com/api/v1/fed/info
Invoke-RestMethod ` -Uri "https://filestorexfs.com/api/v1/fed/info"
Quelle due funzionano subito, senza registrarsi e senza chiedere niente a nessuno: la presentazione di un dominio è pubblica per scelta. Per entrare nel tuo archivio serve invece una chiave, che ti generi dal pannello in un minuto e che puoi limitare a un dominio solo e alla sola lettura.
curl -s \ -H "X-API-Key: xfsk_…" \ "https://filestorexfs.com/api/v1/fm/folders"
<div id="riquadro"></div> <script src="https://filestorexfs.com/assets/embed.js" data-widget="multi-dl" data-api-key="xfsk_…" data-target="#riquadro"></script>
Non serve che il tuo sito faccia parte della federazione. Un blog su WordPress, un forum, una pagina statica: basta che il tuo indirizzo sia nell'elenco dei domini autorizzati della chiave, e sei a posto.
Una chiave può essere marcata «legge e basta». Il dominio rifiuta ogni tentativo di scrivere, cancellare o avviare qualcosa. Se finisce in mano sbagliata, non combina niente.
Una chiave è una delega personale: mostra l'archivio di chi l'ha generata. Stesso indirizzo, stesso codice, chiave diversa → contenuti diversi. Non esiste una chiave che veda tutto.
Se non hai voglia di scrivere codice: un tag <script> e nella tua
pagina compare un motore di scarico completo, con barra di avanzamento e collegamenti
diretti al termine.
Una sessantina di chiamate spiegate una per una, con il tasto «provalo adesso» che le esegue davvero contro questo dominio. Compresi i comandi che cancellano: li puoi premere, e vedere con i tuoi occhi che il dominio dice di no.
⬡ Apri il Portico Il ricettario Bottoni da copiareNon «miglioramenti vari e correzioni di bug». Cosa è stato aggiunto, cosa è stato sistemato e perché. Questa parte non è scritta a mano: la legge dal programma, così racconta sempre la versione che gira davvero su questo dominio.
Sto leggendo il registro…
Nessun call center, nessun modulo che finisce in un cassetto. Si parla fra persone.
Il posto dove si chiedono le cose: problemi d'installazione, configurazioni strane, idee per la prossima versione. Rispondono l'autore e chi è già passato dallo stesso guaio.
Ogni installazione ha la sua chat. Su questo dominio c'è il canale #aiuto-installazione: entri con le tue credenziali e chiedi.
Per le cose che devono restare scritte — un difetto, un dato sbagliato, una richiesta — c'è il sistema di segnalazioni dentro il pannello.
XFS Bot non ha investitori, non vende i tuoi dati e non ti chiederà mai un abbonamento. Va avanti con il tempo libero di chi lo scrive. Se ti è stato utile, anche un euro è un modo per dire che la cosa ha senso.